Lussazione della Mandibola

Rappresenta il 3% di tutte le lussazioni riportate nel corpo. E si risolve con una tecnica di 3500 anni fa

 Lussazione  di mandibola (o dislocazione mandibolare) è una perdita dei normali rapporti articolari fra il condilo della mandibola e la cavità glenoidea dell'osso temporale, con blocco a bocca aperta (open lock) e incapacità/impossibilità di richiuderla.

Classificata in base alla posizione del condilo rispetto al solco articolare temporale, le dislocazioni anteriori sono le più comuni .

I muscoli masseteri e temporali elevano la mandibola prima che il muscolo laterale pterigoideo si decontragga, provocando trazione del condilo anteriormente all'eminenza ossea e fuori della fossa temporale.  

Lo spasmo dei muscoli masseteri, temporali e degli pterigodei causano un trisma, rendendo il condilo incapace di ritornare nella fossa temporale. 

Le dislocazioni anteriori sono solitamente secondarie ad una interruzione della normale sequenza di azione muscolare quando la bocca si chiude da un estrema apertura, col risultato di uno o tutt’ e due i condili dislocati al di là dell’eminenza articolare

Le lussazioni vengono classificate come:

  • acute, osservate dopo traumi o reazioni distoniche, ma solitamente esito di un'estrema apertura di bocca, come ad esempio sbadigliare, anestesia generale, estrazione dentale, vomito o convulsioni. Sono state segnalate anche dislocazioni anteriori dopo procedure endoscopiche. 
  • croniche ricorrenti, riportate dai pazienti con fattori di rischio come la fossa mandibolare poco svillupata, perdita di capsula articolare da dislocazioni precedenti o sindromi di ipermobilità.

 

Una pronta riduzione della lussazione è importante per ridurre dolore, funzione compromessa e deformità facciale.

 

L'obiettivo è quello di riportare la testa del condilo giù e intorno all'eminenza articolare.

 Questa azione può essere raggiunto con una pressione inferiore e posteriore sulla mandibola.

Reprinted with permission from Tintinalli JE, Emergency Medicine, 2004:1476

La prima prova nota e registrata per la riduzione di una lussazione di mandibola è documentata in un papiro proveniente dall'antico Egitto: il papiro Edwin Smith, chiamato così per il suo proprietario originario, un egittologo americano che lo acquistò da un mercante a Luxor nel 1862.

Il papiro si trova ora nell'Accademia di Medicina di New York ed è considerato essere risalente al 1550 a.C.

 

Risale dunque a 3500 anni fa!

All'interno del papiro infatti vi è una procedura (caso 25) per correggere una lussazione di mandibola: 

 

"Se tu dovessi esaminare un uomo che ha una dislocazione della sua mandibola, la sua bocca sarà aperta e non la potrà chiudere,  allora dovrai mettere i pollici sulle estremità delle due sezioni posteriori dei rami della mandibola, dentro la bocca, e i due artigli (cioè due gruppi di dita ndr) sotto il mento. Allora dovrai far loro cadere indietro, in modo che siano messi nei loro posti"

 

La tecnica descritta dimostra un approccio logico e diretto alla condizione patologica e, sebbene semplice, differisce poco da quello in uso oggi negli studi di odontoiatria e ospedalieri e di emergenza.

Più tardi, Ippocrate discuterà il trattamento per la mandibola lussata nella sua opera “Sulle articolazioni” e il suo metodo presenta forti analogie con la tecnica riportata  nel papiro di Edwin Smith.

Ippocrate ha descritto lo stesso principio fondamentale di riduzione come documentato nel papiro, e si sofferma sulla descrizione dei sintomi e del trattamento. Questa somiglianza supporterebbe l’ipotesi dell'eventuale influenza egizia sulla medicina greca.

Di certo, dopo la conquista macedone dell'Egitto nel 332 a.C., molti intellettuali greci hanno visitato e studiato l’Egitto con sede principalmente ad Alessandria, città da loro fondata e dove nel 280 a.C. i vari tratti del corpus ippocratico furono compilati per la prima volta.

Come detto, il convenzionale e attuale approccio per la riduzione della lussazione della mandibola è poco cambiato da quello descritto nel papiro Edwin Smith.   

Sempre efficace se eseguito subito dopo la lesione traumatica, qualche volta può essere necessaria una forza maggiore senza poter contare su sedazione: si consiglia pertanto approccio posteriore affinchè l’esecutore della tecnica possa avere una leva di forza più vantaggiosa e dunque facilitare la riduzione della lussazione della mandibola.

Fisioterapia e counseling del paziente sono poi le strategie più efficaci per una rapida soluzione al dolore e alle disfunzioni presenti oltrechè per un più duratura gestione del problema da parte del paziente.

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